
Febbraio 2026
TFI Torino Film Industry 8 ha visto per la prima volta la partecipazione strutturata di Seeyousound International Music Film Festival, il festival torinese dedicato all’incontro tra la musica e il cinema. Grazie a questa collaborazione è stato organizzato un panel dedicato al videoclip, moderato dal Vicedirettore di SYS Alessandro Battaglini e con la presenza di Marco Gallorini per Woodmorm Group, Matteo Stefani per Borotalco TV e Andrea Settembrini del collettivo registico Broga's, in rappresentanza dei diversi ambiti artistici e produttivi che si incontrano nella creazione di un videoclip.
Il panel è stato un’occasione di confronto pensata per dare una porta d’accesso al pubblico di TFI Torino Film Industry in una nicchia dell’audiovisivo che sempre più si definisce come uno spazio fondamentale di sperimentazione e definizione di nuovi linguaggi audiovisivi per il modo in cui riesce a mettere in dialogo musica e cinema con i maggiori strumenti di comunicazione new media. Gallorini, Stefani e Settembrini si sono confrontati a lungo sulle condizioni industriali che portano alla nascita del videoclip, esaminando come le necessità industriali si devono confrontare con quelle creative nei diversi punti della filiera – a partire dalla fase interna alla casa discografica e alla definizione del budget, passando per la produzione che fa da raccordo tra la musica e l’audiovisivo, fino alla regia, che lavora per adattare l’idea artistica musicale alla sintassi e al linguaggio delle immagini.
Seeyousound International Music Film Festival sta per tornare a Torino dal 3 all’8 marzo con la sua dodicesima edizione, una settimana dopo la 76 edizione del Festival di Sanremo, il momento indiscutibilmente più importante per l’industria musicale italiana. Data questa convergenza, abbiamo ricontattato i partecipanti del panel per chiedere loro una restituzione del momento torinese, rispetto a nuove possibilità e orizzonti. Ne abbiamo ricavato una lunga conversazione tra Gallorini, Settembrini e Battaglini, che pubblichiamo integrale nello Speciale per conservarne la spontaneità.
In coda, un commento di Matteo Stefani, raggiunto in un secondo momento e che conclude l’armonia della sfera del mondo videoclip.
Iniziamo dall’incontro: com’è stata l’esperienza di TFI? Vi ha portato nuovi scambi? È stato un momento d certificazione per la rilevanza dell’oggetto videoclip nel quadro dell’audiovisivo?
Marco Gallorini (Woodworm Group)
Co-CEO di Woodworm, una società musicale indipendente con sede ad Arezzo nata agli albori del 2011 con l’obiettivo di diventare una realtà operante in tutti i settori della “filiera” musicale. Woodworm racchiude al suo interno una etichetta indipendente, un team dedicato al management ed un team editoriale.
In termini pratici, per me è stato utile perché ho portato a casa, dall'incontro, dei contatti nuovi. Abbiamo anche sincronizzato dei brani, quindi per me è proprio top – invitatemi di nuovo, torno volentieri! Ho proprio preso dei contatti nuovi con delle registe, con la produzione, è stata un’opportunità lavorativamente molto interessante. E la conversazione che abbiamo avuto mi ha dato modo poi di confrontarmi anche con i miei ragazzi per una riflessione sul videoclip specifica, come abbiamo fatto noi. Tendenzialmente è difficile, è un elemento che perdi un po’ di vista: e invece è stato utile internamente, perché ogni volta che facciamo incontri così poi abbiamo delle restituzioni in azienda, e sostanzialmente abbiamo ripreso il tema di dover lavorare con i creativi, con i registi, con chi fa poi il contenuto insieme all’artista, cercando di portare a casa insieme a un’idea di videoclip anche degli asset di contenuti.
Uno storytelling che può partire anche dal videoclip, che si deve poi allargare su degli asset di contenuti, che per noi ormai sono fondamentali per far comunicazione in questo modo, diciamo, 3.0. Quindi per me è stato veramente utile, da tutti e due i punti di vista, e aver conosciuto delle persone in gamba non fa mai male.
Andrea Settembrini (Broga's)
Regista parte del collettivo Broga's con Francesco Lorusso e Gabriele Licchelli, un laboratorio di idee e immagini, uno spazio di pensiero e di azione sul cinema e sull'audiovisivo che ha come leitmotiv di andare oltre ogni tipo di confine – geografico e ideale, inteso come limite che separa la realtà dalla rappresentazione, cercando con sguardo nuovo uno squarcio poetico sul mondo.
Dal mio punto di vista è stato un incontro utile, anche se nei termini di risposta lavorativa non è cambiato tanto, però sicuramente è stato utile confrontarsi con altre persone che fanno queste cose e con le persone che lavorano dall’altra parte, cioè chi fa musica, per avere uno scambio. Perché molto spesso nel nostro lavoro si fanno le cose, ma non c'è tempo poi di riflettere su ciò che si è fatto. È stato sicuramente un momento in cui si è stati costretti a dire ok, riflettiamo su cosa abbiamo fatto fino a questo momento. Non una riflessione onnicomprensiva, però comunque almeno uno spazio di riflessione, che secondo me c'è sempre meno in questo mondo molto veloce. Questa cosa magari nel breve termine non dà un risultato, però secondo me nel lungo permette di innescare delle riflessioni, dei ragionamenti che poi magari a un certo punto arriveranno a portare a qualcosa, sia a livello di percezione di quello che si fa, sia poi in termini concreti.
A livello di percezione, secondo me il fatto che ci sia in TFI Torino Film Industry uno spazio e un momento dedicato al videoclip, sento che comunque dà dignità a questa forma d'arte e di audiovisivo, che invece viene sempre un po' bistrattata e considerata come qualcosa che fanno le maestranze di serie B, o per chi è appena entrato in questo settore. Invece così si è dato la percezione di qualcosa che si deve fare come tutte le altre cose, fatta bene. Anche che Film Commission Torino Piemonte sia sempre molto attiva nel sostenere e nell'incentivare questo tipo di produzione sul territorio, non è una cosa per niente banale.
Alessandro Battaglini (Seeyousound International Music Film Festival)
Vice Direttore artistico di Seeyousound International Music Film Festival, l’inconfondibile mix di musica e cinema che celebra in 7 giorni di programmazione a Torino l’unione di storie e immagini di personaggi e correnti, in sottofondo o protagonisti di attimi o vite intere.
Accolgo e condivido tutti gli argomenti. Dal mio punto di vista, di qualcuno che non è coinvolto in un ambito di rapporto produttivo/musicale, ma di festival e di appassionato di videoclip – ho sempre interpretato il videoclip come un linguaggio fondamentale della produzione audiovisiva. Un panel come il nostro è un punto di partenza. Una cosa che col festival facciamo dalla prima edizione è implementare la sezione videoclip, che è una sezione importantissima che sfocia in spazi che non sono solo di cinema. Spero che questo sia l'inizio di un processo che continui anche prossimi anni attivando dei percorsi virtuosi, che possono partire da questo panel.
Sogno, ma spero in uno spazio dove ci possano essere pitch, dove ci possano essere uno scambio ancora più grande, creativo e produttivo. In altri paesi europei è già stato dimostrato che quello del videoclip è un mercato che può andare avanti e che può creare un altro tipo di mercato sia sotto il punto di vista artistico che economico. In Italia sono pochissime le realtà che hanno dato la giusta importanza negli ultimi anni ai videoclip, anche nell’ambito della decisione di investimento nel processo creativo.
È sempre molto difficile inserire un videoclip italiano nelle nostre competizioni internazionali. Non perché non ci siano filmmaker bravi; è che le case discografiche vedono il videoclip un po’ come una rimanenza di budget e lo trattano senza dargli la giusta importanza creativa. Il lavoro che abbiamo fatto sul panel è stato anche attivare delle connessioni con chi sul territorio attiva un discorso diverso, sia a livello discografico che a livello produttivo. Mi piacerebbe che questa connessione possa continuare in maniera più specifica e più continuativa, e cioè che un’attività virtuosa non sia un’eccezione ma parte di un processo sempre più normalizzato per ampliare le possibilità del videoclip all'interno dello storytelling musicale.
Marco Gallorini
Sai, in questi giorni parlavo di un ragazzo che mi piace molto e sta uscendo in questo momento; la cosa interessante è che il suo management viene dalla moda, quindi c’è iper-attenzione al fattore estetico. Con la discografica che lo segue, dicevamo che con un certo pensiero dietro, il budget poi c’è. Lui aveva fatto un videoclip anche abbastanza semplice, ma fighissimo, veramente fighissimo, con uno studio di tutto nel dettaglio.
Quindi il problema è un po’ d’approccio alle cose. Se il videoclip si deve fare a forza, a volte muore un po’ lì. Se invece si armonizza in un processo…
Alessandro Battaglini
Nel 2018 in O.G.R. abbiamo fatto delle conferenze sul videoclip, ed è venuto Collettivo Canada che mi raccontava che il primo video che hanno fatto era per un gruppo catalano che cantava in catalano, ed è costato 1.200 euro con un processo fatto totalmente in casa. C’era però un'idea forte, un processo di scambio con l'artista. Appunto, non è una questione di budget: poi le idee si trovano, e il punto è restituire un immaginario estetico e riuscire a unire uno strumento incredibilmente potente come il video, con un immaginario estetico di un artista che ha tanto da dire e da proporre.

Da sinistra: Alessandro Battaglini (Seeyousound International Music Film Festival), Andrea Settembrini (Broga's), Matteo Stefani (Borotalco TV), Matteo Gallorini (Wooodworm Group).
Credete ci sia una difficoltà intrinseca nella necessità di dover unire due industrie? Quella audiovisiva e quella musicale che devono parlarsi.
Marco Gallorini
Secondo me è che ci deve essere la volontà di partenza, che va da chi produce il disco. Se faccio il discografico, devo stare attento a come entro nella creatività.
Andrea Settembrini
È una questione di approccio. Se in maniera omogenea e coerente rispetto a quello che è la progettualità di un artista, ovviamente i prodotti che risultano non sono superficiali. Noi a questa cosa crediamo molto. Come Broga’s abbiamo fatto videoclip con 2-3 mila euro che per me sono più belli di videoclip che abbiamo fatto con dieci volte il budget. È solo una questione di intenzioni.
Parliamo di forme di espressione che devono comunicare qualcosa. Se partiamo da “dobbiamo dire questa cosa”, “dobbiamo farla vedere in questo modo”, “deve sposarsi con la musica in quest'altro modo”, allora le intenzioni sono chiare e l'approccio che si ha sulle cose è verticale, approfondito, e curato. A volte è anche colpa dei filmmaker, faccio un mea culpa: non approfondiamo e ci muoviamo invece per reference già viste perché è più facile, e il video probabilmente uscirà visivamente bello ma poi non aggiunge niente al brano o alla comunicazione dell’artista. Indipendentemente dal budget, le soluzioni si trovano: se abbiamo duemila euro, allora sappiamo che dobbiamo muoverci con certi mezzi, ma si possono comunque fare delle cose bellissime.
Qual è il posizionamento dell’Italia rispetto al contesto internazionale? Ci sono degli esempi virtuosi da seguire?
Alessandro Battaglini
La base culturale in Italia manca totalmente. Da selezionatore posso dire che in questo momento la Spagna ha una marcia in più. Il Collettivo Canada ha oggettivamente cambiato la storia: è un collettivo che ha dato delle possibilità e che ha creato, come succede anche nel cinema, delle scuole estetiche. Il Regno Unito continua ad avere un ruolo centrale, perché c'è anche una cultura musicale molto diversa e più aperta. Anche la Francia ha anche delle cose che interessanti, e la Polonia ultimamente sta facendo anche delle cose molto belle. Prima della guerra con l’Ucraina anche dalla Russia – era oggettivamente una fonte d’ispirazione molto potente da cui arrivavano hyper weird, esteticamente sublimi.
Adesso sta spingendo anche tanto la Sud Corea. Lì spingono tantissimo sui videoclip molto filoamericani.
Nel panel avete citato a inizio MTV che dal 1981 è un passaggio imprescindibile per parlare dell'esistenza del videoclip. Stiamo parlando di un canale televisivo: lo schermo letterale è quello della televisione, che è un media diverso rispetto allo schermo cinematografico.
Alessandro Battaglini
Noi li abbiamo portati per primi sullo schermo del cinema! Me ne prendo la paternità. Nei primi anni abbiamo portato un videoclip di una band olandese, “Witch Doctor” dei De Staat, che è stato poi votato video più importante della storia della musica olandese. Prima dei film al festival proiettiamo sempre un videoclip per dargli più visibilità di pubblico: ricordo ancora che quando abbiamo proiettato questo ci fu l'applauso spontaneo di una sala completamente piena. Finalmente si era anche un po' tolta la dimensione dello schermo televisivo, che adesso è del computer, portandola su una nuova frontiera di visione che era quella del cinema.
Era un’immagine che io avevo già quando li seguivo su MTV ai tempi: si trattava già di una frontiera che andava a sfondare lo schermo. Non ero ancora andato all'estero nella mia vita, e il videoclip è stata la mia finestra sul mondo. Con MTV Europe c’era un’idea di Europa unita che ci arrivava direttamente in casa da tutte le parti d’Europa. Per me Enrico Silvestrin era un orgoglio nazionale.
Si spendeva anche molto di più, un video di Janet Jackson poteva costare più di un film. Già allora era lo strumento promozionale maggiore, spingeva a qualsiasi vendita.
Una volta sono riuscito ad avere un accordo con Universal che mi ha dato l’ok per fare la notte bianca dei videoclip. La prima volta che ho visto “Bedtime Story” di Madonna sullo schermo di un cinema, 8 metri, con audio 5.1, in alta qualità, mi sono messo a piangere. Mi piacerebbe pensare a una dimensione di sala in cui il videoclip viene proiettato prima del film sempre, anche quando andiamo normalmente al cinema.
Matteo Stefani (Borotalco TV)
Proprietario e produttore esecutivo di Borotalco TV, società di produzione di video musicali, branded content, format tv, pubblicità, film e documentari. Basati a Roma e Milano, lavorano a 360° con partner nazionali e internazionali per sviluppare le migliori soluzioni creative per la comunicazione dei nuovi media.
Volevo condividere anch’io qualche riflessione sull’incontro che abbiamo fatto a TFI Torino Film Industry. Per quanto mi riguarda, è stata un’esperienza davvero molto positiva. Prima di tutto per le persone conosciute e i nuovi contatti creati. A parte Andrea Settembrini dei Broga, che già conoscevo e che stimo molto – è stato comunque un piacere poterci confrontare con calma – ho trovato estremamente arricchente il dialogo con tutti gli altri partecipanti. Anche solo la possibilità di staccare per un momento dalla routine lavorativa, che per noi va sempre a ritmi molto sostenuti, è stata preziosa. In questo senso, atmosfera, accoglienza e format dell’incontro hanno sicuramente fatto la differenza.
Dal punto di vista più professionale, è stato interessante confrontarsi su approcci e punti di vista diversi. Noi lavoriamo per l’80-90% in una dimensione molto “industriale”, legata alle esigenze delle major e degli artisti: spesso il videoclip non nasce tanto dalla richiesta di una grande idea creativa, quanto dall’esigenza di rispondere a una strategia di comunicazione o a un’estetica già definita. È il nostro lavoro ed è giusto così: siamo al servizio dei progetti e dobbiamo proporre le soluzioni migliori possibili, compatibilmente con le richieste e i vincoli che ci vengono dati.
Proprio per questo, il confronto avuto a Torino è stato stimolante, perché ci ha permesso di parlare di videoclip su un piano più artistico, soffermandoci su aspetti che nel lavoro quotidiano spesso passano in secondo piano. Quando si incontrano artisti, manager ed etichette più sensibili alla dimensione creativa, si aprono possibilità molto interessanti, anche senza budget enormi.
Collegandomi anche al periodo di Sanremo – in cui abbiamo realizzato diversi videoclip – è evidente come, tra tanti lavori, ce ne siano ogni anno alcuni che spiccano perché c’è stata la possibilità di sviluppare un’idea più forte e strutturata. Molto dipende da quanto l’artista considera centrale il videoclip nel proprio progetto: c’è chi lo vive come elemento fondamentale e chi invece come semplice supporto. Tra i lavori di quest’anno, segnalo in particolare il video di Maria Antonietta e Colombre, diretto da Danilo Bubani, che abbiamo realizzato utilizzando tecniche diverse – dallo stop motion ai VFX, fino al girato tradizionale – e che è stato ambientato quasi interamente all’interno del Museo del Rinascimento di Torino. Ci tenevo a citarlo anche perché la Film Commission Torino Piemonte, insieme ovviamente a quella di Milano con cui lavoriamo più spesso, è una delle realtà che in questi anni ci ha maggiormente supportato, dimostrandosi sempre attenta a progetti di valore.
Tra i videoclip delle canzoni in gara al 76° Festival di Sanremo si segnala anche “Sei tu” di Levante, realizzato con la regia di Broga's e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.
Seeyousound International Music Film Festival torna a Torino dal 3 all’8 marzo 2026. Per maggiori informazioni: seeyousound.org